IL MIO KIMA

E’ sabato 28 agosto 2010, mi sembra quasi impossibile, ma sono alla vigilia della “Gara delle gare”, la regina delle maratone in montagna, quella più sognata da tutti gli skyrunners; la gara che tutti gli amanti della corsa in quota, almeno una volta nella vita, dovrebbero fare: il Trofeo Kima. Equivale alla Maratona di New York per un podista, alla Maratona dles Dolomites per un ciclista, all’Iron Man per un triatleta, alla Vasaloppet per un fondista… insomma, è l’obiettivo che ognuno si pone. C’è chi lo fa a 20 anni, chi a 30 o 40 e chi anche ben oltre i 50, ma l’importante è farla.

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Mi sembra quasi impossibile essere iscritto a questa massacrante maratona che, su uno sviluppo di circa 50 km percorre tutti il Sentiero Roma, tra la Val Masino e la Val di Mello, paradisi per l’arrampicata (si è fatta la storia dell’alpinismo sul granito Disgrazia, del Pizzo Badile, del Cengalo). La mente corre a qualche anno fa (circa 6, o forse 7) quando, dopo la mia prima gara in montagna, la Drei Zinnen Alpin Marathon, quasi per caso mi imbattei nel sito internet di questa gara. Subito la mia attenzione fu destata da questo massacrante tracciato e il primo pensiero fu un semplice e innocente “sono pazzi..”. Mi sembrava impossibile per un fisico umano portare a termine una gara del genere in un solo giorno, 4000 m di dislivello, su un terreno accidentato, molto tecnico, con passaggi alpinistici su cenge, catene, nevai… Ma poi… e c’è sempre un poi… ogni tanto ci ricadevo in quel sito e un po’ alla volta mi son reso conto che non era poi un’impresa impossibile terminare quella cavalcata partendo all’alba. La mia convinzione è cresciuta di anno in anno, le gare che ho fatto mi hanno fatto capire che sulla lunga distanza non andavo male (qualche bel piazzamento alla Red Rock Skymarathon, all’Orobie Skyraid e in altre gare di distanza) finchè due anni fa ho deciso: era l’agosto 2008, mi sono iscritto alla Skyrace della Valporcellizzo, circa 30 km lungo la Val Masino; era solo l’occasione per “dare un’occhiata”, per capire se effettivamente un giorno avrei potuto prendere parte al famigerato Kima, che un paio d’anni prima aveva addirittura visto perdere la vita una ragazza che lo stava affrontando. E in seguito a questa gara mi sono deciso: dovevo partecipare al Kima!! Il 2009 è stato un anno nel quale andavo forte, ma purtroppo per problemi organizzativi la gara venne rinviata, si decise per una formula biennale. Decisione giusta, slitta tutto al 2010, con nuovo spirito, con tanta voglia di rifarsi e di aumentare il numero dei partecipanti. Finalmente decido, ad agosto parto!! Non è una stagione felice di buoni risultati, non mi sono allenato bene, ma so che posso comunque fare il Kima, non vincerlo naturalmente e nemmeno combattere con i primi, ma l’obiettivo è farlo… e terminarlo! Quando ci si presenta al via di una gara del genere non si possono avere molti obiettivi; il primo è quello di non farsi male, il secondo è quello di terminarla! Mi iscrivo il giorno della chiusura delle iscrizioni, voglio essere sicuro che il tempo sia bello e che venga fatto il percorso integrale… vengo accontentato. E il giorno prima mi sento già agitato, sento una gran voglia di partire, non vedo l’ora che arrivi domenica. Nel pomeriggio solita routine: viaggio, ritiro pettorale, due chiacchiere con chi l’ha già corso, cena ricca di carboidrati e poi a nanna. Non fatico ad addormentarmi, forse perché cullato dal rumore dell’acqua del torrente Masino, forse perché già il fisico si appresta ad affrontare la fatica del giorno successivo.

 

E’ domenica, ore 5.00, suona la sveglia e vado a colazione. In sala tutti gli altri atleti, facce rilassate, quasi come se stessere per andare a fare una gita con la famiglia. Sembrano tutti tranquilli, anche io lo sembro, o forse lo sono veramente, chissà… l’unica mia preoccupazione prepararmi al meglio e partire piano, so che è lunga, molto lunga, e in una gara così le crisi son sempre dietro l’angolo. L’obiettivo è terminarla, mi piacerebbe sotto le 8 ore, ma il tempo è relativamente importante. Parto per terminarla…

Alle 6.40 viene dato il via. Sulla griglia di partenza ci sono nomi che sono il gotha dello skyrunning. C’è Kilian Jornet, il giovane talento spagnolo, favorito d’obbligo che non deluderà le attese; c’è Paolo Gotti, vincitore dell’ultima edizione, c’è Nicola Golinelli, già campione mondiale di combinata, c’è Paolo Larger che punta senza mezzi termini al podio (ha provato qualche settimana fa il percorso). E poi ci sono i tanti “amatori”. 113 in tutto!! Io oggi voglio essere uno di loro, non penso alla classifica, si parte per divertirsi e, se si può, per far bene.

La prima salita ci presenta subito 2000 metri di dislivello diluiti in 14 km, si passa il Rifugio Scotti e il Rifugio Ponti, prima di arrivare a Bocchetta Roma, il primo dei 7 passi ad oltre 2500 metri di quota da superare. Fino a questa prima forcella è tutto regolare, scollino in circa 2h 15’ (ho già 30’ da Kilian!!) e subito dopo mi rendo conto di quanto sarà tecnica questa gara: iniziano le catene! Mi aspettavo dei tratti molto tecnici, ma non così, qui si sta facendo vero e prorpio alpinismo!! Dopo aver superato il primo nevaio inizia il traverso che ci porterà al Cameraccio (2950 metri, il punto più alto della gara). Sulle placche di granito si trova vetrino, è davvero molto insidioso, la temperatura e rigida e c’è molto ghiaccio in alcuni tratti. Fortunatamente lungo questo tratto trovo la compagnia di Marco Zanchi, un “veterano” del Kima, avendolo già fatto 7 volte (con alcuni piazzamenti nei migliori 5). Mentre proseguiamo a buona andatura mi spiega nel dettaglio tutta la gara, passiamo il Cameraccio e il Val Torrione e arriviamo al Rifugio Allievi; qui mi fermo per un rifornimento completo e inizio a sentire la stanchezza (siamo al 25° km, un po’ presto per cominciare a patire…). Mi dico che devo rallentare e lascio così il compagno d’avventura. Purtroppo però una mezza crisi mi colpisce ugualmente, ho mangiato poco, e ora comincio a pagarne le conseguenze. Vengo superato da Manu Brizio e Carolina Tiraboschi che vanno sicuramente verso il record della gara femminile (sotto le 8 ore).

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Cerco di tenere il passo ma poi devo cedere sui tratti di salita tecnica. Supero anche i Passi Averta, Qualido e Camerozzo e mi avvio verso il Rifugio Giannetti, sotto il Pizzo Badile. Sono passate 6h 15’, Kilian Jornet sta arrivando al traguardo. Dal Rifugio all’arrivo la conosco, l’ho fatta due anni fa e so cosa mi aspetta. Inizio la salita verso il Barbacan, ma a metà sono proprio vuoto. Nel piano riesco a correre e far velocità, ma in salita sono fermo. Cerco di gestirmi, è ancora lunga, ci sono oltre 10 km di discesa da fare e non voglio rischiare di restare per strada proprio ora che è quasi fatta. Vengo superato da Mario Piasente che mi incoraggia, evidentemente vede la fatica che faccio e cerca di darmi una mano, ma ora devo solo pensare ad arrivare in cima e iniziare la discesa. Quando scollino mi fermo un paio di minuti e, anche se immerso in uno stato mezzo comatoso, ammiro il panorama mozzafiato che ho tutto intorno; penso più volte “mai più, son felice di averla fatta una volta, ma non la rifarò mai più…” e inizio l’ultima lunga discesa. All’inizio vado molto piano, ormai la posizione non ha importanza e anche il tempo non è più di mio interesse, l’importante è solo arrivare in fondo. Nella discesa mi sorpassano in molti, due anni fa sono arrivato in fondo in circa un’ora, quest’anno ci vorranno tre volte di più… La prendo con calma, entro nel bosco che porta verso Bagni Masino e guardo con invidia chi sta passeggiando con calma lungo il sentiero e che mi incoraggia; invidio anche chi è in parete ad arrampicare, con una giornata così ne vale proprio la pena, e infine vedo quelli che per passare una domenica diversa sono distesi sul greto del torrente a prendere il sole, con la griglia accesa e le salsicce che emanano un profumo che attira la mia attenzione… io per passare una domenica diversa mi son fatto 50 km con 4000 metri di dislivello, loro il barbecue… punti di vista differenti… Quando inizio il tratto asfaltato vengo pervaso quasi da una sensazione di ubriachezza, mi rendo conto che ormai è fatta, voglio solo terminarla correndo, non voglio coprire gli ultimi 3 km di ciclabile camminando come un comune turista. Per fortuna trovo ad aspettarmi la mia ragazza Monica che con la bici mi farà compagnia lungo questi ultimi metri verso il traguardo di Filorera. Chiacchierando non mi rendo nemmeno conto di aver superato i   3 km finali, vedo sulla destra Sasso Remenno, segno inconfondibile che ormai l’arrivo è lì, dopo il ponte; due svolte a dx di 90° e mi ritrovo sul rettilineo finale!! Non ci posso credere, dopo quasi  3 ore dall’arrivo dei primi c’è ancora tantissima gente a fare il tifo, e dopo uno slalom dovuto forse all’euforia del momento o forse alla stanchezza taglio anch’io il traguardo!! 8h 58’ 26”, 31° posizione, non è proprio quello che speravo, ma sono ugualmente contento, l’ho finita, ho finito il Kima, il mio Kima, uno dei sogni che avevo nel cassetto si è avverato! L’ho finito, ma che fatica, che sofferenza, da metà in poi ho gestito una crisi che se arrivava mi avrebbe costretto a tornare in elicottero, ho visto atleti più preparati di me ritirarsi… sarà contento Pierre de Coubertin dato che, forse mai, più di questa volta, ho corso per partecipare, non per vincere…

Penso ancora un paio di volte “mai più, son felice di averla fatta una volta, ma non la rifarò mai più…l’ho finita, e non serve che la rifaccia” ma lo penso solo per qualche minuto, perché il pensiero seguente è “beh, però se l’ho fatta quest’anno che non ero molto allenato… tra due anni, la preparandola un po’ meglio…”

 

Classifica e foto sportdimontagna.it

3 thoughts on “IL MIO KIMA”

  1. che guerriero! Complimenti, ma non starai diventando un pò ‘molesin’ con questi articoli così romantici?

  2. grandissimo! ora finalmente ho una vaga idea del perché ti lanci in queste assurde scarpinate… hai mai pensato di fare lo scrittore?? complimenti hawk!

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