PRENOTA IL BERRETTO DI SKODEG-O

Prototipo berretto Skodeg-oUltimi giorni per prenotare il berretto di skodeg-o… Per ora circa una trentina di persone lo hanno prenotato sul sito. Inoltre andrà sicuramente di diritto al campioni del mondo di MTB ( marathon) Massimo Debertolis e al campione del mondo di sci di fondo specialità team sprint Renato Pasini, entrambi amici di Skdoeg-o.

Non fatevelo scappare!! Per soli 15 euro avrete un bel regalino di inizio 2013!!

Con l’occasione il team skodeg-o augura a tutti buon fine anno e buon inizio… a chi non compra il berretto auguriamo invece di avere le emorroidi per i prossimi 3 mesi!! 😉

NICOLA 2° MIGLIOR TRAILER ITALIANO 2012

arrivo troi dei cimbri giovanelliSi è concluso il sondaggio (qui i risultati) promosso dalla rivista Spiritotrail che nominava i migliori trailer italiani e stranieri del 2012. In corsa quest’anno, in seguito alle 4 vittorie ottenute (Cortina Trail, Camignada, Troi dei Cimbri e Trail degli Eroi) c’era anche il nostro Nicola che ha concluso al secondo posto dietro il mitico Giuliano Cavallo, una leggenda di questo sport. Di più non si poteva davvero pretendere!

Grande soddisfazione quindi per il nostro trailer che ha annunciato il salto nelle vere ultra con la partecipazione alla Courmayeur-Champex-Chamonix, 100 km sulle montagne della Val d’Aosta.

GIGIATE NATALIZIE IN ARRIVO

Prototipo berretto Skodeg-oCon lo sprint finale verso i 500 simpatizzanti della pagina Facebook dedicata al sito, il C.d.A. di Skodeg-o (quasi al completo) si è riunito Sabato scorso per decidere come muovere i prossimi passi sul piano del marketing.

Come spesso è accaduto in passato, con la proposta dei buff, delle tute da gara e da riposo, oltre che dell’intimo personalizzato, quest’anno è in arrivo un nuovo accessorio indispensabile per tutti coloro che (calvi o capello-muniti) desiderano proteggere la propria capa e mantenere i propri pensieri al caldo in vista dei prossimi mesi invernali. A parte il 21 Dicembre, quando è prevista l’apocalisse e potrebbe fare piuttosto caldo, il resto dell’anno oscillerà infatti secondo il Colonnello Giuliacci attorno alle medie stagionali, grado più, grado meno.

Il berretto di Skodeg-o è preparato semi artigianalmente da un famoso brand di moda trevigiano, che si occupa di berretti per snowboard dal design accattivante. Chiediamo cortesemente a tutti coloro che vogliono prendere il berretto di Skodeg-o, di cui si può visualizzare un prototipo appositamente preparato nella fotografia, di prenotarlo on-line prima possibile, in modo da fare l’ordine entro i primi giorni del nuovo anno, o addirittura prima. Il prototipo dovrebbe corrispondere al capo originale, a meno di qualche modifica che verrà scelta nei prossimi giorni; si pensava di mettere la riga  bianca sul quartultimo livello, anziché sul penultimo.

Il costo del berretto si aggirerà attorno ai 15 euro.

VERSO I 500 ADEPTI SU FB

statistiche skodeg-oSi avvicina inerosabilmente un primo “mezzo traguardo” per skodeg-o. Dopo la rinnovata veste che permette un inserimento più veloce di news e quindi una facilitazione nell’aggiornamento, la pagina presente sul libro delle facce si avvicina ai 500 like. In questi ultimi mesi il sito ha più volte superato le 100 visite al giorno grazie all’aggiornamento ed alle performance di Giancarlo, Nicola e Dalen.

Ricordiamo che chiunque volesse scrivere qualcosa o raccontare qualche esperienza (a sfondo almeno lontanamente sportivo) lo può fare inviando poi l’articolo alla redazione.

 

pippo e dalen in discesaPubblichiamo per l’occasione un’immagine emblematica dell’annata: Dalen in crisi nera al Transcivetta inseguito dal compagno Pippo in evidente stato di alterazione ormonale che sembra essere in vacanza.

MARATONA DI REGGIO EMILIA 2012 (dal mio punto di vista)

I commenti a caldo sono spesso fonte delle più disparate interpretazioni; oltre che essere, ovviamente, commenti a caldo, spesso portano più in evidenza rammarico, piuttosto che soddisfazioni. Questo un po’ per rispondere ai miei amici che hanno seguito la gara di ieri… Piuttosto, grazie a tutti per il supporto, sempre gradito!
Se penso in generale al percorso di quest’anno, posso ritenermi soddisfatto della gara che ho disputato ieri. A settembre, quando a fatica corsi la Mezzamaratona del Concilio a Trento in 1h12m, ero ancora distante qualche anno luce dal riuscire, sia fisicamente che mentalmente, ad affrontare una maratona sui buoni livelli in cui mi ero espresso nella scorsa stagione correndo il mio primato personale di 2h19m33s ottenuto a Torino. Tuttavia, dopo la laurea, mi sono tuffato (agevolato anche da un periodo di “stallo” della mia vita) in questa nuova esperienza, tra mille incognite e poche certezze. Penso che difficilmente in futuro deciderò di preparare una maratona per il mese di dicembre, per una serie di coincidenze: innanzitutto il freddo (ho sempre sostenuto di essere nato più orientato verso un clima caraibico che verso quello primierotto), poi il buio, che spesso non è un buon compagno di allenamento. In generale posso dire che novembre è stato il mese della solitudine, forse quasi per autonomasia, soprattutto dalle nostre parti; oltre alle clima non proprio estivo, quest’anno durante le mie sessioni autunnali di allenamento mi sono preso letteralmente delle secchiate di acqua che spesso mi hanno fatto pensare “ma chi me lo fa fare?”. Ciò nonostante, dopo Venezia, in cui avevo riscontrato delle buone sensazioni, fissato l’obiettivo non potevo non portarlo a termine, inteso come partire per arrivare…

La gara di ieri l’ho vissuta in tre fasi distinte, che contraddistinguono anche un po’ il cammino del maratoneta qualsiasi durante la sua prestazione. Già, la maratona è unica proprio per questo, perché in 42km (e 195m!) il tuo flusso di informazioni, pensieri, sensazioni e riflessioni può portarti a vivere delle fasi molto differenti tra loro.
La giornata era molto fredda, con temperature sotto lo zero per tutto il corso della gara, ma fortunatamente l’umidità non coincideva a quella indicata dalle previsioni, per cui le condizioni per una prestazione di livello c’erano, senza cercare troppi alibi legati al meteo.
La partenza in sordina da parte degli atleti africani ha permesso a me e al mio compagno di crociera Buccilli (a cui vanno i miei più sinceri complimenti per la tenacia e la costanza della sua performance) di guadagnare subito un discreto vantaggio sugli inseguitori. La mia condizione era buona e, rispetto ad una settimana fa, le gambe “giravano” con agilità senza lasciare sensazioni di pesantezza. Le strade ghiacciate hanno creato qualche problema di controllo nelle diverse curve del percorso, ma nulla di particolarmente pericoloso per i concorrenti. Alla mezza maratona, dopo una salita regolare di circa 7km, siamo transitati sostanzialmente in tre, in 1h09m16s. Passaggio ottimale, costruito con dei parziali costanti, ed in linea con le mie aspettative. Le sensazioni a quel punto della gara erano ottime e nel tratto mosso immediatamente successivo alla mezza maratona vedevo che, ogni volta che la strada si impennava, i miei compagni di gruppo faticavano a stare con me, così ho avuto il modo di staccarli gradualmente, costruendo un vantaggio discreto e portandomi in testa alla competizione dal 30esimo. In attesa che da dietro cominciassero a fare sul serio (perché di solito gli africani non stanno tanto a guardare…), io mi sono rilassato e ho pensato di poter continuare con quel ritmo per i rimanenti 10km, per poi raccogliere le energie per una leggera progressione nel finale di gara. L’atleta marocchino Zain, giunto poi vittorioso al traguardo, al 33esimo km mi ha superato ad una velocità per me in quel momento improponibile, ma mi sono agganciato con un’estrema facilità agli inseguitori (il keniano Talam Kipkemei e il marocchino El Barhoumi, vecchia conoscenza del Trofeo San Vittore e di innumerevoli mezzemaratone e gare su strada). Non guardavo più l’orologio dalla mezza, ma la velocità era regolare e le sensazioni ottime, tanto che abbiamo mantenuto, per qualche chilometro, circa una quindicina di secondi di distacco da Zain. Questi sono stati in assoluto i migliori km che ho vissuto nella giornata di ieri; El Barhoumi pareva in evidente crisi (che lo ha ammazzato definitivamente al 35esimo) e Kipkemei non sembrava in grado di allungare. Al contrario, io stavo proprio bene. A lungo ho covato e percepito la speranza di riuscire a chiudere la maratona per giocarmi la gara; magari non il primo, ma il secondo posto.
Al 36esimo km, però, qualcosa è cambiato radicalmente. A soli 6km dall’arrivo mi si sono irrigidite improvvisamente le gambe, cominciando anche a darmi dei fastidi muscolari al quadricipite. La benzina era finita, così, di punto in bianco, senza nemmeno passare per la riserva. Forse mi sono alimentato poco; ho mangiato solo una pastiglia e mezza di zuccheri, fondamentalmente perché non riuscivo ad aprire il taschino dei pantaloniperchè avevo le mani letteralmente congelate. Fatto sta che da quel punto in poi è cominciata la mia fase di agonia, in cui mi sembrava di correre al rallentatore (o all’indietro), contratto e senza speranza, come se improvvisamente le mie scarpe si fossero trasformate in quei pesanti scarponi militari con la punta di ferro che giaciono nei musei della Grande Guerra. Come direbbe Kit Carson: al diavolo! Ho visto i secondi di vantaggio, che con tanta caparbietà avevo costruito, assottigliarsi e gli atleti sfilarmi uno ad uno, inesorabilmente, di fianco senza che io potessi minimamente reagire.

Ho chiuso al sesto posto, con il (buon) tempo di 1h19m49s, a soli 21 secondi dal terzo posto (primo italiano), un po’ rassegnato per l’occasione sfumata. Questo mi ha lasciato indubbiamente del rammarico ma, come ripeto, oggi il tutto assume un’altra colorazione e non posso far altro che essere soddisfatto della mia condotta di gara.

La matematica purtroppo non è un’opinione (per quanti vorrebbero che lo fosse…), e forse qualche allenamento a buon ritmo in più nella preparazione mi avrebbe evitato la crisi patita negli ultimi chilometri. D’altra parte, magra consolazione, almeno la mia crisi non è stato così profonda come quella capitata ad altri atleti nella stessa gara (in fondo, correre a 3’40” non è poi un ritmo così lento!).

Sotto la classifica.

ZAIN JAOUAD (A.S.D. RUNNING EVOLUTION) 02:18:21
DOUIRMI SAID (ATL. COLOSSEO 2000) 02:18:53
BUCCILLI CARMINE (ATL. CASONE NOCETO) 02:19:28
BATTELLI PAOLO (CALCESTRUZZI CORRADINI EXCELS.) 02:19:37
TALAM KIPKEMEI ABRAHAM (ATLETICA FUTURA A.S.D.) 02:19:43
SIMION GIANCARLO (SILCA ULTRALITE VITTORIO V.TO) 02:19:49
EL BARHOUMI TAOUFIQUE (ATL. CASONE NOCETO) 02:20:37
EN GUADY KHALID (ATL. RODENGO SAIANO) 02:21:06
BIWOTT NICODEMUS (A.S.D. FARNESE VINI PE) 02:23:16
ROGNONI DARIO (ATL. DA PAURA) 02:23:29
VENTUROLI NICOLA (C.S. S.ROCCHINO) 02:24:40
SCURO VINCENZO (G.P. PARCO ALPI APUANE) 02:29:52
MAROGNA ALBERTO (SPARTACUS ASD MARMIROLO) 02:30:39
IOMMI GIOVANNI (G. P. LIVENZA SACILE) 02:31:25
PALLADINO DANIELE (ASS.POL.ATL.SCANDIANO) 02:31:31

Classifiche complete su tds-live.com

Un mio sincerissimo plauso va all’organizzazione che, anche con il clima di dicembre non sempre clemente, è riuscita a fornire un servizio a tutti i maratoneti all’altezza di una manifestazione internazionale. In particolare, il trattamento da essa riservato ai cosiddetti “top runners” è stato dei migliori. Ho incontrato soltanto persone disponibili che mi hanno trattato come un professionista.

Una piccola riflessione prima di chiudere quest’articolo, tralasciando quella che è stata la mia gara personale. In questa edizione di Reggio Emilia, più che in altre maratone italiane del 2012 (guardando le classifiche), si è potuto aver modo di constatare e di mettere alla prova tutta quella schiera di atleti che possiamo definire come “seconde linee”; ragazzi fantastici, con i quali ho avuto il piacere di condividere parte del mio fine settimana, che coltivano l’atletica con dedizione e passione a livello semi-professionistico, spesso lasciati al margine dell’interesse dell’atletica. Penso che se abbiamo delle punte (a proposito, complimenti a Lalli e Meucci!), forse dovremmo comunque ringraziare questa gente che trova le energie e la determinazione per affrontare al meglio, nel limite del possibile, le manifestazioni di casa, alzando il livello della competizione e quello del movimento in generale. Forse un maggiore interesse da parte della Federazione e dei comitati organizzatori su alcuni soggetti, anziché sempre sullo stesso giro di atleti e manager, sarebbe a mio avviso auspicabile.