AAA PAOLO BRUSACRISTO CERCASI

Come è noto il lento ma inesorabile scorrere del tempo porta le persone a crescere e maturare grazie alle esperienze che la vita propone; il numero delle scampagnate con gli amici diminuisce sempre più, i festoni de sabato sera si trasformano in un film da guardare sotto le coperte e le lunghe gare fatte sotto la pioggia seguite da abbondante rinfresco goliardico diventano passeggiate in campagna.

Sapevo che un pò alla volta la nostra compagine avrebbe perso pezzi è una cosa fiseologica, ma non avrei mai e ripeto MAI creduto che il primo a lasciare la compagnia fosse stato il mitico, bibblico, asburgico e ormai irreperibile Olli-Paolo Brusacristo!

Da mesi ormai latita, nonostante sia rientrato dalla gloriosa campagna di Germania ormai nel lontano giugno, nessuno sa più niente di lui. Informatori della CIA ci dicono che stia vivendo un’intensa relazione amorosa che lo tiene lontano dalle imprese che era solito compiere un tempo.

Senza di lui il team è ormai allo sbando, al punto che nel mezzo di una festa si cerca di raggiungerlo almeno telefonicamente per avere consigli su come portare a termine in maniera decorosa la serata. Ma, ormai, anche le apparizioni telefoniche si limitano ad un ‘gai da nar ne sentin’.

Come ultimo disperato tentativo di rinsavire il nostro eroe abbiamo creduto lecito, nella speranza che non ci denunci per plagio o ubriachezza molesta, di scrivere una news dedicata a lui che riporta alcuni dei momenti che lo hanno reso grande.

Il team di skodeg-o piange la dipartita (morale) di un suo grande condottiero e spera che si dia una mossa a resuscitare!

Ciao Paolo!

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LA MIA VENICE MARATHON

podio_veneziaPenso che quando ti prepari per così tanto tempo per una gara di un giorno il cambiamento di una variabile sia l’ultima cosa che ti può dare fastidio, che resto comunque uno sportivo medio, che quella di Venezia sia stata la prima volta che mi sono concentrato per raggiungere un unico obiettivo, assumendomi tutti i rischi del caso. Posso assicurare però che, sebbene le possibilità che lo sforzo venga ripagato sono poche, la sensazione che si viene a provare è incredibile.

Preludio

La riviera è piena. Una folla colorata, che non disdegna di svuotare le sue vesciche nel canale in bella vista alle telecamere RAI, attende con ansia la partenza della gara, forse anche perché, dopo lunghi minuti di attesa, si soffre anche un po’ il freddo di questa mattinata un po’ anonima, con nuvole basse, leggera foschia e una temperatura autunnale tendente al fresco. Oltre 7000 concorrenti che aspettano solo noi, i “Top” (quelli con il numero basso e ai quali puzzano già i piedi per il riscaldamento, per dar sfogo alle loro ambizioni, alle loro frustrazioni, agli allenamenti fatti, al loro fisico, lungo il percorso della Venice Marathon. Momenti di riflessione e concentazione precedono il colpo di pistola che giunge di soppiatto su questa marea umana che ha assunto la forma di un lungo serpente addormentato in riva al canale.

Walking on the moon

E’ sempre difficile impostare i ritmo giusto, soprattutto in una gara così dove sei consapevole che piccole variazioni dal tuo ritmo ideale potrebbero non farti arrivare alla fine della competizione. Devo confessare che sono stato fortunato perché mi sono unito dopo la partenza a due corridori che avevano circa il mio ritmo, ma erano attrezzati al contrario di me di GPS che suonavano ai passaggi dei km e indicavano gli scostamenti dall’andatura prestabilita quindi, al di lù del sentire la sveglia ogni chilometro, devo dire che è stato abbastanza facile. Ma ora il problema che si presentava era quello di come fare per farsi passare almeno la prima mezza maratona. Il percorso è fantastico, e i passaggi nei centri distolgono l’attenzione con la gente che incita e gruppi rock che suonano di primo mattino. Però non basta. Quel che ci vuole è la musica giusta! Quanti accendono il jukebox interno quando gareggiano? Beh, io sono uno di questi, e devo ringraziare il gruppo che, al settimo km, ha accolto il passaggio dei primi con il celebre brano dei Police; non c’è musica più giusta per trascorrere la prima metà di gara… E ora si canta.

La mezza

Alla mezza tutt’a un tratto mi sono svegliato dal limbo in cui ho corso i primi 20 km. Uno dei miei due compagni di viaggio infatti ha visibilmente cambiato ritmo, dando letteralmente una frustrata al gruppetto, alla quale io reagisco mentre il terzo si stacca. Così, mentre dopo lo scatto secco il ritmo cala, io comincio la mia cavalcata solitaria, pensando alla cazzata che sto facendo (è un po’ presto la mezza per partire, davanti ci sono 21 km…), ma tutto sommato mi sento bene. Il trucco forse è pensare sempre di correre sciolti, se si pensa a quello, non si pensa alla fatica (magari!). Mestre è un autentico tripudio di gente e il percorso si snoda con tanti cambi di direzione per le vie del centro, comincio a prendere le prime donne importanti, quelle che erano partite 8 minuti prima di noi, ma la fatica comincia a farsi sentire, anche perché è da 5 km che corro a 3’10”, così penso sia il caso di utilizzare il mio secondo carbogel (il primo l’avevo preso al 14-esimo km). Ora però un’imposizione: basta guardare l’orologio e viva il famoso “correre a sensazione”. Sono nato per correre senza orologio e l’ho sempre fatto, non ho paura, ho solo voglia di vedere se ce la farò, e questo è sufficiente. Dopo il centro un lungo viale alberato, pieno di veneziani, sul quale si corre molto bene per via dei binari del tram, che hanno un asfalto particolarmente morbido; qualsiasi persona mi prenderà per pazzo ma, dopo 25 km, il piede gradisce e sente la differenza di asfalto morbido.

San Giuliano

Svolta a destra e lungo ponte che porta al Parco San Giuliano di Mestre, prime prove su salita; le gambe reagiscono abbastanza bene. Il parco è ottimo; tranquillità, piste ciclabili e boy scout. Sto bene, sono rilassato e pronto ad affrontare i 12 km che rimangono ma… che cazzo ci fanno i Kiss?? Ebbene sì, in questa Venice Marathon c’è spazio anche ai Kiss che sfoderano la giusta carica. Ma giusto dopo i Kiss il mio ritmo cala inesorabilmente; d’un tratto mi sento proprio stanco, e sì che ho appena mangiato, ma poco importa: me n’è rimasto solo uno, attaccato con il tape sui pantaloncini, ma è il momento di usarlo. Mentre mi ciuccio il terzo carbogel quindi (e un grazie alla Enervit) ecco sbucare Nando Fantasia (un amico e atleta) che mi dà una bella notizia; sta saltando, sta urlando e soprattutto sta incitando: “Dai che sei il terzo italiano, dai che oggi spacchiamo!”. Questa è la frase che mi è rimasta in mente, e giuro che alla notizia che lì davanti qualcuno era saltato, non ho fatto altro che sorridere.

Il Ponte

Mi han sempre detto: “Stai attento al ponte!”. Beh, francamente il ponte è passato in un batter d’occhio. E’ dritto e quindi ho preso il mio ritmo e l’ho tenuto. Venezia pian piano si materializza tra la foschia, si vedono le cupole, i campanili, i palazzi: è bella e immortale. Ho raggiunto il russo che avevo perso al terzo km in evidente crisi e l’ho lasciato sul posto. Ora sono il primo tra i bianchi (magra consolazione visto che gli altri sono 10 minuti avanti). Ma il ponte riserba l’ultima sorpresa: un vigile della sicurezza infatti mi si affianca e si mette a parlare; mi chiede se sono stato portato lì da un aereo, mi chiede quanti anni ho e altre cose… ho intuito solo qualche frase ma non so minimamente se lui ha capito le mie risposte (qualcuno provi a fare discorsi formulati a quel punto).

Venezia e la paura di arrivare

Venezia, finalmente, ora pochi chilometri mi separano dall’arrivo; proprio questa consapevolezza mi porta a piombare nel panico. Si sa, le emozioni sono un cavallo selvaggio indomabile e possono giocare brutti scherzi, soprattutto nei momenti più sbagliati. Arriva il mal di pancia e quella costante sensazione che ti porta a pensare “Mi fermo o non mi fermo”. Ma no, i ponti sono solo una quindicina, l’arrivo è lì, lo vedo, e una volta passata la Giudecca tu non corri più, è la gente che ti incita che corre al posto tuo. Due ali di folla che gridano, che ti urlano frasi in veneziano per vedere se sei italiano, che si agitano, e c’è anche qualcuno che mi conosce. Poi a due ponti dalla fine vedo i miei genitori con mia sorella. Sono contento che siano venuti perché comincio a essere consapevole che oggi ho fatto veramente una bella cosa. Poi Johnny (colui che mi ha seguito nella preparazione), nel rettilineo finale, che ride come un bambino, e lo speaker che annuncia un terzo posto mai sperato. Il cronometro dice 2:20:54, poco importa, sapevo che valevo questo tempo, ma non pensavo che sarebbe stato così bello.

La classifica l’han vista tutti, la diretta pochi, non mi dilungherò a fare commenti sugli aspetti tecnici. Di una cosa sono certo: da oggi conosco un po’ meglio la fatica.

HAI VOLUTO LA BICI? E ALLORA PEDALA!!!

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Quel che Jonas promette, Jonas mantiene e quindi oggi abbiamo potuto ammirarlo su per le rampe di Plan de Corones mentre correva a fianco di Cadel Evans (2° alla fine) e Ivan Basso (ora secondo in classifica generale).

Mutande rosse, corna da toro e grande scritta sul petto: ‘hai voluto la bici? e allora pedala!’, questo il look di Jonas per l’occasione.

Di seguito trovate un video, registrato al volo, dell’impresa!

VIEL ZEUG AM GEISENHAIM

2010-05-07-17_24_24‘Sopra i 0,5 ad oltranza’ questo è il modo in cui i partecipanti alla tre giorni di Geisenheim hanno commentato le loro imprese.

Tutto comincia quando Jonas und Dalen cedono ai pressanti inviti di Paolo Brusacristo Dorigati detto il ‘Gantzo’ ad unirsi alla compagine trentina presente in terra tedesca.

Jones e Dalen arrivano all’areoporto di HAHN alle 14.30 e sono accolti dal colonnello e il sergente Camel, si distribuiscono le munizioni: armi leggere: le famoze Pils da ripetizione. Si comincia a far fuoco, alla guida il sergente deve resistere alla tentazione di prender parte alle prime schermaglie di battaglia. Si svuotano un paio di caricatori a testa prima di arrivare al quartier generale di Kosakemberg.

Il colonello Brusacristo decide di attaccare l’avaamposto greco sulle sponde del Reno, partono per l’attacco il colonnello stesso e i soldati specializzati Dalen (Weizen anti mal di testa) e Jones (zucchero a grappoli). Poco prima della roccaforte greca giungono ad un bivacco dove gli alleati austriaci stanno preparanno la stessa offensiva. Sotto consiglio del tenente wermacht Christian, si decide di cambiare marcia scegliento come arma il potente Riesling a canne mozze. La preparazione va per le lunghe, si cerca perfino di attraversare il reno con un tuffo carpiato, ma i tre tiroler riescono a stento a raggiungere la trincea greca. Qui commettono un grave errore: non scalano marcia e una goccia (di Weizen) fa traboccare il vaso (Jones), prima di esalare l’ultimo respiro quest’ultimo riesce a lanciare una zucker-molotov nel Reno. Brusa e Dalen riescono a riportare il compagno ferito al quartier generale, compito facilitato dai vari sabotaggi effettuati poco prima dai colleghi austriaci.

Mentre gli il sergente Camel assieme al Dottor avanzato Moreno si prendono cura del povero Jones, Dalen e Brusa procedono con la prossima fase: ‘cammuffamento in assetto a noi ce piace la lupa’ e vista la mancanza di alloro,si accontentano di adornare i loro capi con rampicanti vari e abete bianco.

2010-05-07-20_29_22La battaglia assume ora dimensioni epiche: bighe, senatori, plebe e panda si riversano in un appartamento per dare fondo alle munizioni di Riesling. Il colonnello Brusa in estasi raggiunge lo stato di Baco, con chitarra e uva guida le danze, Camel (con la sua toga nera) impersona Perkele mentre Dalen, porta avanti il buon nome di Pelto-Pekka. Dopo aver accuratamente stabilizzato le condizioni di Jones anche il dottor Moreno partecipa alla battaglia senza esclusione di colpi. Due Galliche tentano la seduzione ai sottoposti Moreno e Dalen…e dopo averli avuti nelle loro mani…le stringo fino a far uscire tutto il Riesling e lo snuss che i due avevano in corpo.

Tra daghe e scudi emerge il barbaro Oskar, noto per la sua conoscienza delle lingue,anche lui si unisce alla compagnia dei tiroler. Più tardi Stifler ricorderà la festa con questa frase: ‘siiiiiiii…questa é una festa!!!!Tette,birra e …ancora tette! e CHE TETTE!!’

La notte sfuma con un sottofondo di davidguetta,e macchie di vino sulle vergini toghe! I nostri eroi riescono ad infiltrare il sergente Camel (esperto di carichetti) che uno ad uno vede i partecipanti crollare. Si ritirerà molto più tardi: quando il gallo canta e il sole torna al suo lavoro.

Il secondo giorno di guerra incomincia con un esilerante pranzo accompagnato da Coca cola,che fa andare i nostri soldati fuori di testa…e allora si decide di far rifornimento di munizione..nella fattispecie Pils. La battaglia sarà in difesa della roccaforte, tutti scendono in campo: messicani, tedeschi, italiani e ungheresi.

2010-05-08-13_19_18L’oggetto conteso ist ein walscher fok. I tiroler intimidiscono gli avversari con cori da far accapponare la pelle e dimostrano la oro forza esibendo una partita alla mora degni di un campionato mondiale. Ma la battaglia assume toni estremi cosi il capitano austriaco Christian, detto il grande, a colpi di ascia divide il fok i parti uguali per accontentare tutti i contendenti. Le munizioni scarseggiano così la coppia Dalen-Moreno si fa strada con le racchette da badminton, mentre Jones, barricato in casa, lancia bottiglie dalla finestra. Camel e Oskar sono convinti che l’arma migliore siano i caricchetti: il primo li sa gestire (tranne qualche brusada) mentre il secondo soccombe alla seconda carica. Il colonello Brusa, invece, chiede l’aiuto degli dei contattandoli con una danza indemionata attorno ad una candela e abbracciato ad un cartello di divieto.

Dopo poco gli dei abbandonano Brusacristo ma anche questa seconda battaglia è portata a casa con onore.

il terzo giorno le acque sembrano calmarsi…cosi i soldati si concedono una licenza per visitare l’avamposto “Francoforte”….una brutta sorpresa li attende. Una Hefeweizen nei denti,lanciata da un nemico micidiale,li coglie di sorpresa…e li porta al delirio. Tra gente che fa finta di parlare arabo,e sghebade di narghilé…l´obiettivo finale diventa chiaro:il bacuchel del vino in piazza!!

 

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Inconsapevolmente l’armata attacca da due fronti:

– fronte italiano,a colpi di Pinot Grigio

– fronte Austriaco a colpi di Riesling

dopo il ricongiungimento inaspettato,le due compagini capiscono che non c’é due senza tre… e si danno appuntamento al campo base per l´ultima “tetada”. Il campo base sembra vicino..ma dopo le mille peripezie giá passate,gli ostacoli che i nostri eroi devono affrontare sono molti:

– il primo é la famosa “weizen di troppo” sul treno di ritorno…che si rivelerá poi “una weizen di troppo poco”

– il secondo è un’inaspettata bisca di partigiani intenti a degustare Riesling d’annata che apre la Caneva proprio al malaugurato passaggio della Fanteria “kosakemberg”.

ed é cosí che il campo base invece di avvicinarsi..si allontana…a colpi di vino bianco!

Notare che una cena da McDonalds da “batocchi” non ha prezzo…un prezzo invece lo ha il fatto che la cena non abbia asciugato se non una goccia del prezioso carico contenuto nelle pance dei soldati..

L’orda di soldati, ormai sfiniti, si riversa nel neo conquistato avamposto greco per festeggiare le vittorie dei giorni passati. Solo i sopravvissuti presenziano…i morti alle loro spalle sono molti! A colpi di mora todesca e Hefe la serata scivola via veloce coronata da un bel giro di ouzo!

Non resta che tornare alla realtá per i nostri begnamini…i quali hanno dimostrato cosa puó ancora  fare un´alleanza (quale quella austriaco-trentina-südtirolese) che nel passato ha dato molto..e che questo weekend ha forse dato troppo!!!

gli inviati dal fronte: Brusa & Dalen

NO, NON SONO PAZZO! SONO ALTO-ATESINO

Come pronosticato ieri grande rientro di dr Jones sulle strade del giro d’Italia.

I preparativi cominciano 2 ore prima della messa in scena. Qualche dubbio sulla correttezza grammatica della frase ‘la virgola devo metterla, sei sicuro che sia giusto in italiano?’.

Poi innumerevoli telefonate per capire dove fosse il gruppo, per trovare il momento migliore per dare il via all Jonas Nacked Show, ormai tradizione del giro d’italia!

Un modo particolare per festeggiare la corsa rosa nel giorno del suo 100° compleanno.

Jonas ha reso onore alla storica corsa a tappe inseguendo, anzi, guidando il gruppetto di testa per più di duecento metri correndo in mutande con scritto su petto e schiena;’no, non sono pazzo! sono alto-atesino!’

Come l’anno scorso Auro Burbarelli ha elogiato Jones ammirando il suo fisico scolpito! Voci di corridoio dicono che stia nascendo una love-story non convenzionale.

Come al solito una foto vale molto più di mille parole così vi lasciamo con lo scatto dell’ennesima impresa del sudtirolese!

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